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La Mattanza
Il Rais , uomo fisicamente possente, intelligente e dallo sguardo fiero, è un mito. Regista incontrastato della tonnara e dei tonnaroti, é lui che sceglie dove posizionare la costa e i codardi che sono le reti che formano i grandi sbarramenti nel mare e spingono i tonni ad entrare nella tonnara. Lí si perderanno dentro il castello: un labirinto di 7 scompartimenti di reti a maglie che diventano sempre più fitte e pesanti, l’ultimo dei quali è il Coppo (la camera della morte).

Ed é sempre il Rais che, informato del numero dei tonni entrati nella tonnara e, valutate le condizioni del tempo, decide il giorno della Mattanza.

Di buon mattino, i tonnaroti sono già al lavoro nelle loro grandi barche nere. Arrivati al Palo di San Pietro, l’esterno della tonnara, recitano un Salve Regina perché “interceda con Jesu per una buona pesca e per la loro incolumità .“ I turisti vengono portati alla tonnara su grandi barconi di 40 mt. che ormeggiano ai bordi della camera della morte. Primo obiettivo della manovra é quello di far passare i tonni dal Faratico al Coppo, I tonnaroti, al canto ritmato di una antica Cialoma ( nenia) “ aja mola e aja mola “ cominciano a sollevare la rete, mentre il Rais dalla Muciara ( robustissima barca in uso al Rais) che legata a due grossi cavi viene tenuta al centro della camera della morte durante la mattanza, invita gli uomini alla preghiera… ”salve Regina a madonna di Trapani ” - “ salve Regina o sacru cuori di Jesu u Patri nostru a San Petru chi prea u signori pi na bunnanti pisca -“ na Reca Materna all’armiceddi santi priaturi ri nostri morti….” ( preghiera alla madonnina di Trapani a Gesù e San Pietro perché la pesca sia abbondante, un pensiero materno ai pescatori defunti ) -
É solo allora che i 40 tonnaroti del Vascello sollevano il Coppo ed iniziano prima ad arpionare i tonni che affiorano sullo specchio d’acqua sempre più tinto di sangue e poi a tirarli fuori dall’acqua per scaricarli sul Vascello. E’ il momento più pericoloso per i tonnaroti. I tonni si dibattono furiosamente, agitando con violenza la coda che rischia di ferire a morte i pescatori. Si tratta, infatti, di pesci che pesano fra i 100 ed i 500 chili. E non è raro che un pescatore cada dentro la camera della morte. Sono attimi di estrema tensione. É in gioco la vita di un uomo e, insieme, la sopravvivenza di un’intera famiglia.
I “giovani” tonnaroti si misurano con i "vecchi" . Ed è’ così che, ogni anno, 40 uomini recitano sul palcoscenico marittimo della “Farfalla ” uno spartito antichissimo che affonda le sue radici in una cultura che data di molti secoli.

Al termine della mattanza, tutti i grandi barconi neri con turisti e tonnaroti, a rimorchio di una barca a motore, tornano verso la Camperia, la casa della tonnara, e se la pesca è stata buona, cantano “ Lina-Lina ”. Una Cialoma che esalta, in ogni sua strofa, l’abbigliamento, le virtù e la bellezza di una ragazza ormai matura, figlia del Capural (capo dei tonnaroti), che al termine offriranno al Cialomatore (colui che intona le cialome).

Durante le fasi preliminari della Mattanza, i tonnaroti sul VASCELLO cantano la Cialoma per scandire il ritmo nel salpare le pesanti reti, Aja Mola e aja mola, - A Regina ncurunata - Corpu Santi Salvatore -Santu Patri piscaturi - Santu Patri varva bianca - Porta i chiavi ra speranza- E mi scanza i pisci cani - E mi scanza ri cursari- Diu ni porta nsalvamentu - Na lu portu suttaventu - Chi Maria aiuta a nui- Ca semu i figghi sui.
I versi sono cantati dal Cialomatore, fra un verso a l’altro tutti in coro “aja Mola e aja Mola “. Una nenia antichissima con alcune parole in arabo e si chiede protezione dai “corsari “


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